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Il tutto era ridotto al nulla. Niente esisteva. Non stelle, non io, non tu… l’oscurità regnava indisturbata, abbracciando la triste e invisibile realtà di un mondo che ancora stava per nascere.
Galleggiavo, sospesa in un vuoto fin troppo confortevole;
Terra e Cielo.
Si sfioravano, si toccavano, si abbracciavano.
Si univano, si ingarbugliavano.
Non due ma una sola essenza; ecco cosa divennero, cosa erano sempre stati.
Non esisteva Tempo.
Non esisteva vita. Amore, il loro dolce Amore, sarebbe stato per sempre costretto a vivere nel buio.
ll Creatore non poteva sopportare che una così pura creatura, nata dall’unione di Terra e Cielo, vivesse per sempre imprigionata nell’oscurità, intrappolata e schiacciata sotto il peso dei due.
Prima di essere separati, però, il Cielo decise di fare un ultimo regalo alla sua Terra: divise il Tempo per non sopraffare la sua amata; creò il Sole per illuminare il giorno e me per sorvegliare la Notte…
Non sapevo cosa respirare o vivere volesse dire fin quando non incrociai i suoi scintillanti occhi d’oro.
L’universo? Ridotto ad un sussulto. Ogni cosa tremò sotto di noi.
Sentivo nella pancia uno sfarfallio mai provato…
Non paura, non agitazione… non semplice gioia. Trepidazione.
Lo sentivo farsi spazio dentro me, mi consumava piano, mi faceva bruciare dolcemente: Amore.
Non sarebbe mai stato come quello tra la Terra e il Cielo però, il nostro non sarebbe mai potuto nascere… noi non ci saremmo mai potuti incontrare… il Creatore era stato chiaro quando aveva sancito l’implacabile legge degli Astri: il nostro compito era quello di governare due mondi opposti.
Il povero piccolo Amore era stato relegato dalle Guardie Celesti nel regno in cui la luce incontra l’ombra, sfiorandosi, non potendosi vivere veramente.
ll Tempo correva furioso… gli anni ci scorrevano addosso; tutto cambiava attorno a noi, nuove creature popolavano la Terra e il Cielo per volere del Creatore…
Anni.
Secoli.
Millenni.
Giocavamo a rincorrerci; a questo era limitata la nostra esistenza.
Il Sole bruciava per me di un ardore costante, tentava di riscaldare il cielo prima del mio arrivo così che il Cielo della notte fosse un po’ meno freddo sentendo il suo dolce profumo ancora nell’aria. Io dal canto mio non facevo altro che sperare di poterlo stringere ma, mentre la Rassegnazione e la Tristezza aleggiavano attorno a me, dipingevo d’argento l’orizzonte sperando di poterlo sentire vicino anche solo per un istante.
La Terra, riconoscendosi nel nostro sentimento, piangeva commossa e straziata. Le piccole lacrime che sfuggivano al suo controllo sembravano brillare della luce di entrambi: lo splendore di Lui e il mio chiarore…
Il Cielo non riusciva a sopportare la sofferenza della Terra e così, commosso dalla purezza di quel sentimento, ci fece il dono più grande: l’Eclissi.
Il momento in cui attesa e distanza non erano altro che amari ricordi…
L’istante in cui le nostre mani potevano finalmente ricongiungersi, le nostre dita intrecciarsi. I nostri martoriati cuori guarivano lentamente mentre le anime danzavano…
Le braccia si accarezzano, le labbra si sfiorano in un fugace bacio proibito.
Sprazzi di luce si irradiarono dai nostri corpi, arricchendo il firmamento di aurei ricami: le Stelle; nascevano dall’inconsolabile desiderio trasformatosi in gioia.
Notte e Giorno.
Luce e oscurità.
Sole e Luna; questa è la nostra storia per sempre custodita nel segreto del Cielo, negli occhi delle Stelle…